Sant'Angelo del Pesco, Autunno 1943
  L'armistizio con gli alleati

Apparentemente nessuno poteva immaginare, in questa seconda guerra mondiale, in cui tutto il mondo era stato diviso in due campi avversari, che gli avvenimenti potevano influenzare, più o meno, direttamente, il territorio santangiolese. È proprio in conseguenza Sant’Angelo stava pe conoscere i giorni più neri della sua storia. Sentiva la crescita giornaliera degli avvenimenti.

L’italiano è fiero di se stesso, del suo paese, del suo modo di vivere, fiero della sua storia come tutti i popoli del mondo. In questo settembre 1943 l’Italia dimentica di trovarsi in stato latente di guerra con nazioni tradizionalmente amiche da lunga data. Tuttavia lo sforzo gigantesco delle forze armate italiane non ha portato i suoi frutti ed eccoci al fatidico 8 settembre 1943.

Nelle prime ore del mattino in un’atmosfera ancora dominata dall’incertezza generale per gli avvenimenti su tutti i fronti, il maresciallo Badoglio annuncia al popolo italiano l’armistizio senza condizioni fra l’Italia e le forze Alleate, ma la guerra continua contro le truppe tedesche. Badoglio, infine, conscio delle conseguenze, dimentica che l’Italia è invasa dalle truppe tedesche.

Dopo la dichiarazione di armistizio, in Sant’Angelo ebbero inizio i primi sintomi della guerra, si notavano soldati italiani di tutte le armi, sbandati, molti dei quali ignoravano che la guerra continuava. A fine settembre si udivano i primi rombi di aerei e precisamente entro il 25 e il 26 in prossimità di Roccaraso le montagne venivano illuminate da bengala, si udirono scoppi, lampi, non si notarono danni di rilievo. Nei giorni successivi iniziò il via vai di camion tedeschi provenienti, probabilmente, dalla zona di Cassino dirigendosi verso l’Adriatico per raggiungere la famosa linea Gotica costruita nel basso Veneto.

Nei primi di ottobre vari comandi dell’esercito tedesco si installarono nelle case, alti ufficiali presero alloggio nel palazzo De Palatis ed in casa Preziosi. Si notavano, a tarda sera, sentinelle armate che vigilavano le strade. Alcuni uomini vennero prelevati e mandati nelle vicinanze per effettuare lavori di carico e scarico di materiali di ogni sorta. Incominciò il rastrellamento di tutti gli animali (muli, cavalli, ecc.) che venivano fatti affluire a Castel di Sangro. Data la mole di automezzi militari che transitavano nella zona, il territorio della Valle del Sangro potevasi considerare zona di guerra pur non considerandosi zona di operazioni. La circolazione interna sempre più difficule e controllata. Il panico regnava senza manifestarlo per tema di rappresaglia.

 
 


CESARE ZEZZA
1916 - 1998