La nuova maestra
La corriera arrivò un po’ traballante nella piazza del paese dove molti paesani si affollavano stringendosi negli scialli le donne e calcaldosi la berretta sulla testa gli uomini. La giovane donna fu l’ultima a scendere con la sua grande valigia, affondando con le eleganti scarpe nella neve fresca. Si guardò intorno intimidita da quegli sguardi estranei che parevano chiedersi chi fosse quella piccola graziosa giovane donna dall’aria spaurita e dal fare cittadino. Ferma nello stesso punto, non sapendo che direzione prendere cercava qualcosa nelle tasche dell’elegante cappottino che le aveva cucito la sorella Mariannina per l’occasione. ”Siete voi, la signorina Ines Prosperini, la nuova maestra che stiamo aspettando? ”La voce con accento paesano, risuonò quasi intimidita. Lei alzò la testa di scatto e incontrò gli occhi grandi e scuri di un giovanotto di fronte a lei. Per un attimo un rossore infuocò le sue guance. ”Sì sono io” rispose con un filo di voce. ”L’accompagno da mia madre, che, come d’accordo, la ospiterà per tutto il tempo che resterà nel nostro paese. Io mi chiamo Giuseppe Zezza” continuò il giovane. Le prese di mano la pesante valigia e si incamminarono verso la casa di Alvinia. Ella non poteva immaginare che il suo destino andava delineandosi, non sapeva che la sua nuova vita sarebbe stata segnata da tanti avvenimenti, belli e brutti; che avrebbe sposato quel giovane, che l’aveva già colpita con quel suo fare così gentile. Che per lei che veniva da un città come L’Aquila, quel minuscolo paese sarebbe diventato la sua nuova dimora per lei e per la sua nuova famiglia che avrebbe creato negli anni a venire e dove sarebbero nati i suoi tre figli: Pasquale, Lelio, Elvinia. Era il suo primo incarico di maestra elementare, ma non vedeva l’ora di conoscere i nuovi alunni e i paesani. In quel momento non sapeva che tra i tanti alunni ci sarebbe stato anche il piccolo Vincenzo, il futuro parroco del paese. Non poteva immaginare che quel paesello così grazioso e sereno ed abitato da tanta brava gente sarebbe stato martoriato distrutto da una terribile guerra. Ora lei camminava inconsapevole, ma piena di entusiasmo e speranza verso il suo nuovo destino. Sì, quella graziosa giovane maestra era mia madre e quel giovane dai modi tanto gentili era mio padre. Questa è la storia della nostra famiglia ed anche un po’ del paese in cui sono nostre radici.
Elvinia Zezza
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