| LA
TUTELA DELL'AMBIENTE
La tutela dell’ambiente
a favore dei bambini e dei ragazzi anche
in rapporto alla salute. Una esperienza
a confronto.
Ringrazio gli organizzatori del
Convegno per avermi offerto l’opportunità
di dare un contributo al tema discusso
da così autorevoli esperti, ma
io posso solo raccontare la mia esperienza
di insegnante elementare “di altri
tempi” quando l’ambiente non
aveva bisogno di tutela perché
non era ancora stato modificato dagli
uomini.
Ho iniziato la mia carriera di maestra
in un piccolo paesino del Molise dal nome
suggestivo "Sant’Angelo
del Pesco", dove tra prati
e boschi c’erano poche case, la
chiesa, il municipio e una sola bottega
dove si praticava il baratto, solo in
cambio di patate, prodotto tipico del
luogo.
Gli uomini erano tutti in America, in
Svizzera, in Francia o nelle miniere del
Belgio, le donne a casa a lavorare i campi
ed i bambini venivano a scuola camminando
lungo sentieri molto tortuosi e scoscesi
e d’inverno pieni di neve.
La mattina la campanella della chiesa
ci avvisava che era ora di avviarci in
quella piccola stanza, chiamata scuola,
dove un vecchio focolare occupava lo spazio
più grande ed un camino, in un
angolo, ci avrebbe permesso di scaldarci
un po’ durante l’inverno.
C’erano pochi banchi per quindici
tra bambini e bambine di terza elementare,
un piccolo tavolino per una giovanissima
maestra che aveva lasciato per la prima
volta la famiglia a tanti chilometri di
distanza; ci volevano sei ore di corriera
da Napoli.
Per me che venivo dalla città era
tutto bello e suggestivo come gli occhi
di quei bambini che mi guardavano con
il desiderio di sapere cose nuove; ma
con la richiesta pressante di non aver
tempo da perdere perché li aspettavano
i lavori nei campi e le bestie da pascolare.
A questo punto potrebbe nascere spontanea
la domanda: Che attinenza ha questo racconto
con il tema del Convegno?
Invece, forse è attinente perché,
in quel piccolo paesino sperduto, il culto
dell’ambiente che padri e figli
si tramandavano come il tesoro più
grande, era molto sentito.
Io lo capii quando, dopo pochi giorni
di scuola, una mattina mi trovai in classe
due agenti della forestale che mi chiedevano
di preparare un discorso da tenere in
piazza sotto il monumento in occasione
della "Festa degli alberi" che
si sarebbe tenuta il 21 novembre alla
presenza delle "autorità del
paese": bisognava mettere a dimora
alcune piante che la Forestale stessa
ci avrebbe fornito.
La presenza di una caserma della Forestale
a Pescopennataro, paese confinante con
San’Angelo, era giustificata dal
fatto che, a sud e ad est dei due paesi,
si estendeva una grandiosa abetaia di
abeti bianchi, molto rari nell’Italia
peninsulare.
La cosa mi entusiasmò e partimmo
per l’organizzazione della giornata
coinvolgendo gli insegnanti, gli scolari
di tutte le cinque classi, più
una pluriclasse che stava a tre chilometri
da Sant’Angelo che si chiamava "Canala",
le mamme dei bambini, i vecchi che si
adoperarono a consigliarci dove piantare
gli alberi e le autorità, non escluso
il parroco, e…fummo tutti d’accordo:
dovevamo piantarli alle spalle della chiesa
Madre, vicino al cimitero perché
era il luogo più adatto in quanto
le piante, crescendo, sarebbero diventate
la "memoria" di quel giorno
per le generazioni future.
Per rendere ancora più suggestiva
la Festa, preparammo con i bambini una
“recita”, allora si chiamava
così, in cui ogni scolaro rappresentava
un personaggio. Fu per questo motivo che
il piccolo Giovannino alla richiesta del
compagno che voleva sapere perché
l’albero fosse necessario, doveva
rispondere: "in quanto alla necessità,
metto i miei dubbi" disse, con grande
veemenza: ”in quanto alla necessità
metto i miei "tubi", suscitando
l’ilarità dei presenti
Sono passati cinquant’anni da allora
e il ricordo di quei momenti è
sempre vivo. Quegli alberi sono cresciuti
e portano il nome di quei piccoli alunni
che oggi, emigrati, come i loro genitori,
tornando sulle tombe dei loro cari e rivivono
la tenerezza di quei tempi. Gli abitanti
di quei luoghi conoscevano bene l’importanza
degli alberi, dei prati, dei pozzi d’acqua
che consideravano beni primari da custodire
e da tramandare per il bene di tutti.
Purtroppo questa è una fantasia
per i bambini che vivono nelle nostre
città, dove il degrado ambientale
ha raggiunto condizioni irreparabili,
dove ci siamo quasi rassegnati a non parlare
neanche più dell’ambiente
a scuola e dove quei pochi spazi verdi
sono spesso ricettacolo di immondizia.
Certamente oggi eserciti di autorevolissimi
esperti affrontano questi problemi ad
altissimi livelli trascurando forse, che
parallelamente si dovrebbe tornare a celebrare
la ”Festa degli alberi “ per
insegnare ai bambini che non ci sono "dubbi"
ma certezza sull’’importanza
del culto della natura.
Nota:
Il territorio di Sant’Angelo del
Pesco, terra di tartufi, è considerato
dagli ambientalisti uno dei più
incontaminati dell’Italia peninsulare
tant’è che da 30 anni si
oppongono a che la fondo valle del Sangro,
che completa a monte e a valle il territorio
di Sant’Angelo, attraversi in superficie
il suo territorio, ma sotto con le gallerie
per non distruggere un ambiente di così
grande valore. |